19
Giu
2013

Il drago verde di Vizzola (ovvero la fontanella che eroga acqua, per il ciclista accaldato un miraggio…di Andrea Ballocchi)

Mio figlio Francesco, quasi 5 anni, sa che i draghi esistono solo nella fantasia. O meglio, sa che esiste quello di Komodo, o Varano, ma è giusto un grosso lucertolone che non sputa certo fuoco. I draghi sono relegati al mondo della fantasia, a una parte della letteratura dove trovano un loro degno sviluppo. Ma questi esseri leggendari, nella realtà, esistono, eccome: sono verdi e non sputano fuoco ma… acqua. E come i draghi fantasy sono soggetti a scomparire, cacciati dal progresso, relegati in qualche angusto parchetto, occultati.

Oramai, immagino, avrete compreso cosa intendo con “draghi verdi”: sì, sono quelle colonnine verniciate appunto di verde, che nei parchi o in alcune piazze (sempre più rari) erogano acqua potabile. Al ciclista, specie in un giorno di calura, valgono come il Sacro Graal per gli archeologi: una scoperta davvero straordinaria. È quello che ho pensato, uscendo per un giro in bici alle 13.30 di un 15 giugno torrido.

Percorsi quasi 7 chilometri, in direzione Malpensa, costeggiando per un buon tratto il Naviglio Grande, il termometro digitale della farmacia di Robecchetto con Induno mi avverte che all’ombra ci sono 32 °C. Finché mi muovo non avverto così tanto il caldo. Ma è sulla rampa di Tornavento prima e, soprattutto, su quella di Vizzola Ticino poi che l’afa si fa sentire. Per fortuna, a quel punto c’è il corridoio verde e fresco che porta al paesello. Non prima della salita, quella vera, che fa precipitare la mia velocità a 10 km orari. Percorro il tratto in una sorta di trance agonistica. In quegli attimi, non so perché, mi immagino come un monaco zen: d’altronde, la salita per un ciclista che cos’è se non un percorso di ascesi?

Bene, eccomi alla fine della scalata. So che, ad attendermi c’è il drago verde. Sono solo, alle due e mezza di un pomeriggio caldo, col cielo lattiginoso, ma la fontanella eroga acqua fresca che è una meraviglia. Ne approfitto per farne delle abluzioni, bagnando braccia, viso e soprattutto, la testa. Riempio la borraccia in cui la scorta di gatorade langue sul fondo. Riparto, lentamente, rinfrancato. Ora, dopo il giro di boa di Vizzola, mi lancio in un ritorno epico a 30 orari di media. È l’acqua miracolosa del drago verde che mi pervade e mi sospinge al ritorno in pompa magna verso casa.

Andrea Ballocchi

 

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