Intervista a Marco Montemagno

Mario intervista Marco Montemagno: scopriamo insieme le domande e le risposte più salienti!

Mario: qual è il tuo ultimo pensiero prima di salire sul palco?
Marco: sono tanti anni che mi occupo di eventi, ma ogni volta che salgo sul palco sono sempre nervoso e teso, come se fosse la prima volta!
Secondo me, la cosa più importante da fare prima di salire sul palco è pensare che il protagonista di quel momento è il pubblico e non tu.
Tu sei al servizio degli spettatori e tutto ciò che devi fare è tenere alta la loro attenzione, essere utile e raccogliere tutta l’energia che ti danno. L’obiettivo indiscusso è tenere sempre alta la loro attenzione ed è per questo motivo che spesso li faccio ridere e divertire.

Mario: ogni giorno ci ricordi l’importanza di fare un video quotidianamente. Ma cosa succederà quando tutti lo faranno?
Marco: succederà la stessa cosa che è successa in passato con i siti internet. Tutte le aziende ne hanno uno, ma si differenziano tra loro per il contenuto. Il video rappresenta lo strumento che utilizziamo per comunicare, la differenza è data da ciò che il video contiene.
Ci sarà sempre chi arriverà prima dal punto di vista tecnologico, ma non per questo bisogna sfruttare le attività border-line: devi sempre testare nuove tecnologie e nuovi strumenti per capire quali possano essere quelli più adatti a te e alla tua attività.
Prima di decidere, bisogna sempre provare e toccare con mano!

Mario: negli ultimi tempi sei diventato un personaggio che va al di là di chi è semplicemente addetto ai lavori o esperto di social media.
Cosa ti stupisce di più ad avere così tante persone che ci seguono?
Marco: è talmente strana come sensazione. Nel 2007 il digital era il mondo di “noi addetti ai lavori”; poi sono arrivati i primi blogger ed eravamo pochi in rete ad avere e a condividere un’opinione, in quanto la massa era fuori.
[…] Oggi il digital è diventato main-stream: chiunque è connesso online e chiunque vede. Quando tutti sono connessi il pubblico diventa per forza di cose molto ampio, le persone hanno tutte caratteristiche differenti ma sono tutte strettamente collegate tra loro grazie a un unico interesse. Sono interessate a mettersi in proprio e a diventare freelancer oppure a imparare semplicemente quali sono le tecniche per sfruttare al meglio gli strumenti che la comunicazione ci offre.

Mario: hai intervistato Anthony Robbins senza aver mai partecipato a uno dei suoi eventi. Quando intervisti qualcuno sei sempre ipnotizzato da ciò che dice oppure lo intervisti per avere la possibilità di conoscerlo meglio?
Marco: ho conosciuto veramente tanta gente e ho iniziato a notare che sono in pochi ad avere una marcia in più. Purtroppo, nella maggior parte dei casi ti rendi conto che anche personaggi noti, come alcuni imprenditori, sono molto deludenti, perché non hanno una reale unicità o una caratteristica che li differenzia realmente. Magari sei semplicemente abituato a vederli in tv e ti sembrano molto di più di quello che sono dal vivo. Dall’altro lato, ti capita di incontrare persone uniche, con elevate competenze, che ti danno un impatto completamente differente, come è successo con Anthony Robbins o con il regista Oliver Stone. Si tratta di persone preparate e attente ai dettagli.

Mario: come ti prepari per un’intervista?
Marco: per il mio settore Tech Business ci sono due tipologie di ospiti differenti.
Se devo intervistare un personaggio che appartiene al mio mondo, l’intervista si trasforma in una chiacchierata umana e automatica. Sono temi che io amo, vivo ogni giorno e non ho bisogno di prepararmi ulteriormente.
Le interviste difficili sono quelle in cui devo capire e trasmettere un personaggio importante come Oliver Stone. Per una perfetta performance devi studiare tutto ciò che ha fatto, capire la persona che hai davanti e le esperienze che ha vissuto. L’obiettivo principale è quello di creare domande originali differenti dalle solite domande che fanno tutti ed evitare quelle che potrebbero infastidirlo. Prepari tutto attentamente, cercando di scovare sempre un aneddoto che renda unica e personale la tua intervista.

Mario: quali sono i 3 consigli che daresti ai ragazzi che vorrebbero entrare nel mondo europeo delle start up?
Marco: il futuro non è nero, sono positivo. È il miglior momento in assoluto per sfruttare le mille opportunità che il mercato attuale offre; in passato tali opportunità non erano così sviluppate, non c’era così tanta gente connessa e non c’erano investitori. Ma soprattutto la cultura mancava totalmente, in quanto non c’erano gli strumenti per informarsi prima di agire.
Il mio consiglio è quello di iniziare a fare qualcosa online, è un vantaggio senza precedenti con costi di fallimento molto bassi. Lancio l’iniziativa: non funziona? La chiudo e il giorno dopo posso lanciarne una nuova. Rispetto al passato si può anche raccogliere una maggiore quantità di denaro dagli investitori. “Testare, testare, testare e provare”: conta molto di più il fare un’iniziativa che il continuare a pensarci per chissà quanto tempo. Non hai necessariamente bisogno di intraprendere un’iniziativa che raggiunga subito milioni di persone: sei super felice, più felice, quando hai 1000 fan veri che ti seguono e ti danno soddisfazione.

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