Intervista Roberto Re

Mario intervista Roberto Re: scopriamo insieme il percorso umano e personale di uno dei principali formatori europei.

Mario: molto spesso si parla di coach, persone che proprio come te hanno sempre qualcosa di positivo da insegnare.
Online, però, capita di incontrare persone che odiano o amano tutti coloro che svolgono questa professione, indistintamente. Perché accade questo nella testa delle persone?

Roberto: in realtà non odiano/amano me o la persona in questione, ma quello che rappresentiamo. Mi è capitato di trovare haters su Facebook, ma queste persone non sanno chi sono, non le ho mai incontrate né conosciute. Non odiano o amano me, ma la “cosa” che loro pensano che io sia. Si creano una convinzione che molto spesso è distante dalla realtà.
Noi italiani abbiamo tante qualità positive, ma purtroppo anche una negativa: giudichiamo troppo facilmente senza conoscere le persone e senza informarci su di esse. Quello che io faccio è abbastanza sconosciuto, per molti sono il “motivatore”, una sorte di mix tra Rocky e Al Pacino sempre pronto a incentivare tutto e tutti… ma in realtà non è così!

Mario: In realtà noi non abbiamo bisogno di motivatori nella vita, giusto?

Roberto: Giusto. Il mio lavoro non consiste nel motivare gli altri, ma nell’aiutarli semplicemente a trovare la loro motivazione.
Se hai bisogno di qualcuno che ti motivi, vuol dire che la tua motivazione non è quella corretta. Non bisogna aspettare qualcuno che ti dica come e cosa fare o che ti dia continuamente la carica, altrimenti seguendo questa logica non si va da nessuna parte. Le vere motivazioni vengono dall’interno, sono nostre.
È importante capire quali sono le proprie leve motivazionali che sanno spingere oltre il limite; una volta individuate, diventa fondamentale capire come utilizzarle a proprio vantaggio.

Mario: sei stato uno dei primi coach all’avanguardia, come Anthony Robbins negli Stati Uniti, un maestro con un importante percorso alle spalle in grado di suggerire a sua volta la strada corretta da intraprendere. Qual è stato il tuo percorso?

Roberto: Ho iniziato da giovanissimo: a 20 anni, va detto, ero uno studente molto poco motivato. In maniera del tutto casuale ho conosciuto un’organizzazione che teneva corsi di memorizzazione, lettura rapida e tecniche di apprendimento per studenti… volevo rendere di più, dare il massimo a scuola e questa sarebbe stata la mia ultima spiaggia.
Per la prima volta qualcuno mi fece capire che la tecnica, senza fiducia in me stesso e senza il giusto atteggiamento, non mi poteva portare da nessuna parte. Un messaggio importante che mi illuminò: avevo del potenziale da poter sfruttare. Lo stimolo fu enorme e iniziai a collaborare con loro, organizzando corsi anche qui a Legnano.
Piano piano ho iniziato a svolgere la mia professione e ho avuto anche il piacere di conoscere Anthony Robbins. Ero uno dei pochi a fare questo lavoro in Italia, a differenza dell’America dove questo “fenomeno” era già sviluppato.
Mario: Noi parliamo tanto di startupper, professionisti e imprese che ogni giorno si impegnano per raggiungere il successo. In parte grazie alla crisi, ma non solo, le persone hanno iniziato a reinventarsi non solo dal punto di vista professionale ma anche dal punto di vista personale. Come vedi questa situazione dall’esterno?

Roberto: Lavoro costantemente in questo mondo e non è sbagliato usare l’espressione “periodo di crisi”.
Stiamo passando da un’era all’altra e in quella attuale le regole del lavoro sono cambiate. È controproducente non adeguarsi al cambiamento.
Noi esseri umani di natura siamo restii al cambiamento e cerchiamo sempre la stabilità ma, per stare al passo con la società moderna, dobbiamo imparare ad adeguarci ai cambiamenti rapidi che la vita ci presenta. Nelle generazioni passate il concetto di cambiamento era impensabile, c’era stabilità e poca propensione a rinnovare la propria vita. Tutto si basava sulla concezione che esistesse solo questa possibilità.

Mario: Parliamo ora di futuro, come vedi i prossimi 5 anni. A cosa dobbiamo prepararci?

Roberto: È un grosso punto interrogativo soprattutto in un periodo di così tanta incertezza. Fondamentalmente non lo sappiamo cosa accadrà, ma possiamo affermare che da un lato dobbiamo avere una visione a lungo termine ma dall’altro lato bisogna essere pronti al cambiamento. Bisogna trovare il proprio equilibrio tra queste due realtà.
Bisogna essere costantemente aperti al mondo, leggere, vedere, sapere, conoscere, imparare cose nuove e sperimentare le novità, imparando così anche a gestire le emozioni. Il mondo in cui viviamo crea molta pressione sulle persone, una pressione imparagonabile rispetto al passato. Siamo abituati a incolpare gli altri per i nostri stati d’animo. Diamo la colpa all’esterno per come siamo, ma la verità è che siamo noi i principali responsabili: bisogna poi imparare anche a gestire l’emotività per far si che la nostra prestazione sia sempre ottimale, o quasi.
Per una performance importante bisogna sempre essere preparati mentalmente per gestire l’emotività.

Mario: Ti piace partecipare a eventi al di fuori della formazione, come quello organizzato da Lyoness?

Roberto: Sì mi piace molto, il mio lavoro è comunicazione. Mi ritengo un grande divulgatore oltre che formatore: uno dei miei obiettivi è quello di far conoscere i metodi, le strade e gli strumenti per performare al meglio e per sfruttare il nostro potenziale, rendendo così la vita un po’ più semplice.
In questi decenni abbiamo tutto, dovremmo essere felici ma c’è un malessere diffuso, non dovuto alla società ma a come noi ci complichiamo la vita!

Entra in OkNetwork

Carrello