3
Nov
2016

Inveruno: posti di lavoro a rischio alla Carapelli, domani corteo

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Grande preoccupazione in queste ultime ore a Inveruno. La brutta aria che sta tirando in direzione della Carapelli, storica azienda alimentare  specializzata nel settore dell’olio di oliva sita in corso Europa, sta smuovendo le varie sigle sindacali dell’Altomilanese e l’amministrazione comunale di Inveruno.
Le ultime notizie provenienti dai vertici spagnoli della Deoleo, che ne aveva acquisito la proprietà (compreso i marchi Sasso e Bertolli), tracciavano una clamorosa riduzione di personale: ben novantotto posti di lavoro a rischio, in mobilità e poi “inevitabile” licenziamento. Tutti gli addetti della produzione, su di un personale complessivo composto da 136 lavoratori. carapelli-olio
In pratica l’inizio della chiusura del sito di Inveruno.

Le segreterie nazionali e territoriali di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, a tal proposito, hanno indetto una manifestazione che si terrà domani pomeriggio, 4 novembre dalle ore 16, con un corteo che partirà dalla sede aziendale e si muoverà sino al municipio, dove si terrà un consiglio comunale aperto sulla vertenza.

La scelta dell’azienda – afferma Alessandro Marchesetti, segretario generale della Fai Cisl di Milano, in un comunicato – è inaccettabile e sorprendente. La decisione è stata presa a Madrid, senza pensare alle drammatiche ripercussioni che avrà sui lavoratori, sulle loro famiglie e sull’indotto del territorio. Non devono essere i dipendenti a pagare le difficoltà del Gruppo, determinate da azioni sbagliate da parte dei vertici”.

Non è accettabile – aggiunge Giuseppe Oliva segretario della Cisl Milano Metropoli – che sia ancora l’Alto Milanese a dovere pagare un prezzo così alto in termini di posti di lavoro. Soprattutto spiace dovere rimarcare come decisioni così importanti per questa zona vengano prese altrove.
Anche perché – evidenzia il segretario cislino – la congiuntura economica negativa non è stata ancora del tutto superata.
A questo punto
 mi auguro che accanto alle manifestazioni di solidarietà ci sia un’azione tangibile a tutti i livelli istituzionali per evitare che la scelta della proprietà spagnola diventi realtà”.

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