26
Mag
2013

La sottile linea bianca (di Andrea Ballocchi)

È mattino presto. Salgo in bici direzione Naviglio Grande. Appena sono sull’alzaia comincio a gustarmi la piacevole sensazione di girare in solitaria in pieno Parco del Ticino: una nutria mi attraversa poco avanti, spaventata dal mio passaggio. Un airone cinerino si alza in volo, anch’esso disturbato da me, umano ciclista, che viaggia su quella strada a quell’ora di solito deserta.

Io proseguo godendomi quell’atmosfera rarefatta e la brezza del mattino, che in queste giornate di maggio è particolarmente frizzante.

Noto la linea che percorre a margine la strada: quella sottile linea a volte gialla più spesso e comunemente bianca. E mi vengono in mente ricordi di bambino a spasso con mio padre e mia sorella, tutti in bici, e l’avvertimento paterno a stare sulla linea o a margine, ma non di oltrepassarla per rispetto degli automobilisti e per la tutela della vita.

A pensare oggi, quella linea bianca mi pare sempre come l’unica porzione, sempre più stretta, dedicata ai ciclisti che si devono destreggiare nel traffico sempre più pressante di auto, furgoni e camion che considerano la presenza dei pedalatori fastidiosa quanto una zanzara vicino all’orecchio mentre si dorme.

Purtroppo strade come l’alzaia del Naviglio, sgombra d’auto e di altri “mostri metallici”, sono una rarità. Qualche tratturo, buono per le mountain bike, pochissime “strade bianche” rare quasi quanto i panda e poco altro ancora: ma quando qualcuno dei nostri governanti prenderà davvero a cuore la sorte dei ciclisti, ma anche dei camminatori?

Sento parlare di buoni esempi e di tanti progetti nel cassetto. Nel frattempo proseguo sull’Alzaia. L’airone che ho smosso poco prima lo ritrovo più avanti (o è un altro esemplare? Mah…): è sulla linea bianca. Lui almeno può alzarsi in volo. A me ogni tanto, specie su qualche statale dissestata, quelle ali farebbero tanto comodo…

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