10
Set
2013

La tremenda salita del Colle San Carlo (di Andrea Ballocchi)

Partiamo dal titolo: è la scritta che compare su uno dei muri di rinforzo presenti a metà circa del Colle San Carlo, una delle salite più ardue e famose, ciclisticamente parlando, della Valle d’Aosta. “Partendo da Morgex si arriva a La Thuile dopo 17,5 km, con una pendenza media del 10% e punte del 13%”: è la descrizione che compare su Wikipedia e che posso sottoscrivere, quanto ai numeri in ballo… sinonimo di fatica improba. Quest’anno, dopo averla saltata nel 2012, ho deciso di riprovare la sfida in sella alla mia fida Cinelli. Perché di sfida si tratta, innanzitutto a me stesso.

La salita al Colle

Partito da Morgex la salita si fa subito dura.

Durante l’ascesa mi concentro sul verde che mi circonda e sui cartelli in legno che, chilometro dopo chilometro, indicano la distanza mancante e, in caratteri più grandi, la pendenza. Per me, ciclista padano, abituato a salitelle da barzelletta, ambire alle vette montane è davvero un’esperienza a tratti mistica: solo, concentrato nello sforzo costante di portare corpo e bici sempre più su…

L’unico sorriso che mi si accende durante la salita è appunto la scritta citata nel titolo: ricordo di ascese del giro d’Italia, l’ultimo nel 2006 quando Piepoli, seguito dalla maglia rosa Ivan Basso, conquistarono la cima. La differenza tra me e loro è abissale: loro, dopo essersi sciroppati più di 200 chilometri, salirono in cima al Colle San Carlo a una media di 20 chilometri orari; io arranco, spuntando “picchi velocistici” non superiori ai 10.

Ma non importa: il gusto è identico, l’arrivo al Tete d’Arpy pari alla conquista di una tappa. Riesco anche a superare un ciclista, anche lui padano come me (lo leggo sulla sua maglia); la soddisfazione, a un chilometro dalla cima, è incommensurabile. Specie dopo aver superato un momento di crisi a circa un terzo del percorso. È lo stesso dove due anni fa ero sul punto di mollare se non fosse stato più arduo riuscire a staccare lo scarpino dall’attacco senza capitombolare sull’asfalto. Alla fine raggiungo finalmente l’arrivo: è bello fermarsi, mettere il piede a terra e ripensare, ansante e sudato ma felice, a quanto fatto.

C’è il tempo di sgranocchiare una barretta energetica e fare due chiacchiere con due ciclisti appena giunti in cima: uno è quello che ho superato e che si appresta a percorrere il mio stesso tragitto; l’altro è pronto a “spararsi” anche il Piccolo San Bernardo. Un guizzo di follia mi passa nella mente: farlo anch’io! Ma supero subito l’insano pensiero e mi godo la discesa verso La Thuile e, poi verso la dimora estiva, stanco ma soddisfatto.

 

 

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