13
Giu
2013

Laveno la vidi…lavato (diario della bicicletta di Andrea Ballocchi)

Il gioco di parole del titolo è la sintesi del mio giro in bici di domenica insieme al gruppo di pazzi pedalatori con cui condivido ogni tanto il piacere di stare in sella. Dico pazzi, ma il termine giusto è ciclisti di razza, in grado di spararsi 100 e passa km ogni domenica senza fare una piega. Anzi le pieghe le fanno in curva, con le bici. Ma torniamo al giro: la partenza alle 7 mi obbliga a una sveglia quasi antelucana, un’ora prima per riuscire a far colazione e prepararmi con tutta calma. Il cielo è terso, salvo qualche bava di nuvola. Niente di che. Penso che le previsioni anche questa volta hanno ciccato e per una volta a vantaggio.

Parto e subito capisco che il meteo è quasi una scienza esatta, se si va sulle previsioni a 24/48 ore: una nuvola grigiognola spara qualche goccia sparsa e mi fa presagire che la pioggia arriverà. Il gruppo è lì, granitico e determinato, in piazza della chiesa: al rintocco del campanile di Boffalora si parte. La prima mezz’ora è di riscaldamento, poi pian piano si comincia ad alzare la velocità. Cominciamo a percorrere strade a me pressoché sconosciute: da Vanzaghello in poi seguo il gruppo molto attentamente altrimenti sarei perso in quel dedalo di vie che non mi dicono nulla. Nel Varesotto il verde si estende ed è un piacevole colpo d’occhio specie perché il sole riesce a fare capolino tra nuvole gonfie d’acqua.

Il giro procede tranquillo e alle 9.45 arriviamo a Laveno Mombello. La vista è davvero suggestiva, ma il cielo è plumbeo e promette pioggia a secchiate. Almeno c’è la consolazione che al giro di boa siamo arrivati asciutti. Le notizie da casa non sono confortanti: piove. Ma è dopo circa 20 minuti dalla ripartenza che comincia il diluvio. Il gruppo si spezza tra chi pensa a mettersi al riparo, chi si infila il “chiuuei” e chi parte imperterrito. Io seguo i 5/6 che sono decisi a proseguire di buona lena. Il tempo di infilarmi il gilet antivento e ricomincio a pedalare. Tra la pioggia e la doccia che inconsapevolmente il mio compare davanti solleva con la ruota, mi ritrovo zuppo come un savoiardo nel tiramisù. Tiro dritto in trans agonistica, a più di 35 km orari, perché perdermi il gruppetto ora significherebbe  rischiare di tornare a casa nel pomeriggio. Quelli davanti non mollano: viaggiano come moto d’acqua. Per fortuna la pioggia cessa per non comparire praticamente più. Arrivo a casa che è da poco passato mezzogiorno, quasi asciutto (tranne le calze) e contento di aver fatto parte di un’avventura ai limiti dell’epico.

 

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