17
Nov
2016

Magenta, crisi della STF: cinquanta posti a rischio

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Dopo la crisi Carapelli a Inveruno c’è grande preoccupazione a Magenta per il futuro della STF, storica azienda con oltre 60 anni di attività che opera a livello internazionale nella progettazione, costruzione e montaggio di impianti per il settore energia e oil & gas.

Una cinquantina di posti di lavoro in bilico per lo più nell’ambito della produzione, con il rischio concreto che senza un’inversione di rotta la situazione possa peggiorare.
Purtroppo – spiega Ermano Alemani (FIM Cisl Milano Metropoli) – lo scenario è complesso, la congiuntura economica negativa che si trascina dal 2015 ha portato ad avviare la cassa integrazione ordinaria che successivamente è diventata straordinaria con la richiesta di mobilità volontaria entro fine anno per 31 dipendenti.
Inoltre nello stabilimento di Magenta, venendo a mancare le commesse dalla francese EDF, la produzione è sostanzialmente ferma”.
Da qui la necessità di ridurre il personale che ad oggi conta 215 unità.

Il sindacato rimarca la necessità di un piano industriale serio, tuttora rimasto inesistente.
A questo punto ciò che chiede con forza l’Organizzazione Sindacale “è l’avvio immediato di politiche attive di ricollocazione e riqualificazione del personale in eccedenza”.
In questo contesto, inoltre, s’inserisce l’annunciato avvicendamento nel ruolo di amministratore delegato dell’azienda: dal primo gennaio 2017, infatti, l’attuale A.D. Roberto Trifone lascerà il suo incarico a Guido Bressani, ingegnere meccanico 47 enne di nazionalità italo australiana, con un curriculum di grande spessore.

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