20
Mar
2013

Pedaliamo e meditiamo

Di Andrea Ballocchi – Inizio questa rubrica perché mi hanno chiesto di parlare di bicicletta. Perché parlarne? Primo motivo su tutti: pedalare è un vero inno alla gioia. Specie col bel tempo, ma anche in inverno – adeguatamente abbigliati – non c’è niente che abbini la pratica salutare di far movimento al piacere di godersi dello spazio circostante. E se qualcuno obietta che anche correre offre vantaggi simili, rispondo che in sella alla bici se ne possono vedere di più di luoghi e variare il percorso, stancandosi meno.

Di bici si può meditare: Meditazioni in sella (vedi Facebook) ne è un esempio. Su cosa meditare? Sul senso di stare in equilibrio su un mezzo che ha oltre due secoli di vita, che non inquina, che è silenzioso permettendo a chi lo “cavalca” di riflettere e di bearsi di tutto ciò che gli sta intorno. È un mezzo unico, tanto apparentemente semplice quanto frutto di geniali intuizioni: basta pensare al cambio ma anche soprattutto alla sua forma così sostanzialmente immutata quanto meno nell’ultimo secolo.
Un telaio romboidale, due ruote, un sistema di trasmissione, sella e manubrio: poche cose ma evolutesi talmente tanto in materiali, lavorazioni, comfort, prestazioni che oggi è possibile sfrecciare su un mezzo da 6 kg quando solo un decennio fa era quasi impensabile.

L’evoluzione della bici non ha però mai snaturato il senso principale di questo strumento che ha nella semplicità il suo punto forte: tanto semplice che è il primo mezzo di trasporto su cui tutti noi abbiamo imparato ad andare. E, posso scommetterci, l’ebbrezza di quei primi giretti scortati dal papà o dalla mamma, dai nonni o dai fratelli maggiori, non ce la dimenticheremo mai.

Arriviamo ora al titolo della rubrica: diario della bicicletta. Ecco la prima data: 17 marzo. È questa la data di un recente articolo pubblicato su La Stampa, intitolato “Bicicletta, ora il viaggio è senza confini” in cui è scritto: «In Italia nel 2012 sono state vendute più bici che auto: è la prima volta dal Dopoguerra. Una svolta culturale, oltre che un riflesso della crisi. In estate, i 370 chilometri di piste ciclabili del Trentino sono battuti ogni giorno da 10 mila persone: 6 su 10, dice l’esperto Dario Palladini, hanno scelto di fare vacanze lì proprio perché possono pedalare a lungo e in sicurezza. E ancora: le stazioni di bike sharing a Torino hanno già sfondato quota 100, a Milano veleggiano verso i 180. A Roma, strangolata dal traffico, il numero di ciclisti è decuplicato in due anni.»

Ora serve, più che mai, che vengano tutelati meglio i ciclisti. I caduti della strada sono ancora troppi.

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