In una serata uggiosa di novembre, il mio caro amico Roberto tornò a casa dopo tanto tempo. Lo incontrai al portone, mentre aspettavo le pizze del sabato sera. Era di fretta e dopo i soliti convenevoli, disse: “Becchiamoci in questi giorni, ho tante cose da raccontarti, ho bisogno di una delle nostre solite asciugate”.Da poco si era trasferito a Madrid dopo aver vissuto 6 mesi a Lagos e i primi tempi, come poi mi disse la sera successiva, erano stati davvero difficili.

Ecco, Why Not?! fu concepito proprio quella sera, anche se ancora non ne ero consapevole.

Nacque dal nulla, da uno di quei soliti momenti in cui inizio a viaggiare con la mente, in stile Ben Stiller nel film “I segreti di Walter Mitty”. Mi colpì così tanto quella frase di Roby sull’aver bisogno e sull’asciugare, che ci pensai per giorni.

E se altri ragazzi, partiti dal loro paesino alla volta del mondo, avessero piacere di raccontare la propria storia? E se oltre a me qualcun altro avesse piacere ad ascoltarli? E se qualcuno si facesse ispirare da queste storie per dare una svolta alla propria vita? Queste furono le prime domande che mi balzarono alla mente e che mi portarono a fare ciò che sto facendo ora.

Dopo il viaggio mentale, iniziò il flusso di pensieri e il dialogo con me stesso.

Ok, Paolo, ma come farai?! Vai in giro per il mondo a raccogliere storie di tutti gli italiani che becchi all’estero? E con il lavoro come si fa? Ah già, il lavoro… E come poter far arrivare la voce degli italiani all’estero a più persone possibili? “Un modo ci sarebbe” disse la vocina che di tanto in tanto da timidamente coraggio ai miei sogni: “La radio”. “Si, certo” rispose l’altra vocina, quella che di solito fa da disturbatrice, “chiama Linus e digli: “Salve, sono Paolo, avrei un programma spettacolare da fare in radio, ci sarebbe posto tra Volo e Cattelan?” “Ma no!” rispose la voce speranzosa, “Ci sarebbe una radio, anzi una webradio, che potrebbe fare al caso tuo… pensaci, la conosci già”. Caspita che stupido! Come ho fatto a non pensarci prima! Marioooo!!! Lui potrebbe darmi ascolto.

Dopo qualche mese trovai il coraggio di chiamare Mario. Ci incontrammo nella sede di OkRadio in una fredda serata. Proposi il tutto, l’idea piacque.

Ok, ma il nome del programma? Cercavo qualcosa che fosse legato al viaggio, all’estero, alla storia della persona, e tutti i nomi che mi venivano in mente sarebbero stati perfetti … per un’agenzia di viaggi! Nomi come “Il giro del mondo”, “Diario di bordo”, “Parti con noi”; adattissimi per chi vuole organizzare vacanze, ma non per un programma radiofonico.

Questi nomi non mettevano al centro le persone e le loro storie, non mettevano al centro di tutto il cambiamento.

Ho sempre avuto una curiosità immensa per le storie delle persone. Come sono arrivate a fare quello che fanno, che strade hanno intrapreso quando la vita le ha messe davanti ad un bivio. Forse perché in passato mi sono spesso visto come un insicuro: uno di quelli che non rischia, che attende gli eventi e agisce di conseguenza. Saperne di più su come le persone trovino l’ispirazione per cambiare un qualcosa che in quel momento gli va stretto, mi ha sempre incuriosito…

"Egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia a rendere così breve la vita di un gabbiano" - Il gabbiano Jonathan Livingston

“Egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia a rendere così breve la vita di un gabbiano” – Il gabbiano Jonathan Livingston

Abbiamo capito, ma quindi il nome?

Già, dicevamo: viaggio, estero, storie, cambiamento … ecco qua la chiave di tutto, il titolo lo trovo qui. Nella parola “cambiamento”. Però “cambiamento” è troppo lungo, e ogni sinonimo appare troppo forte…

In quei giorni mi imbattei in un film di Matt Damon. La mia vita è uno zoo credo fosse il titolo. Il protagonista raccontava ai figli del primo incontro con la loro madre: lei era seduta ad un tavolo di un bar, lui camminava per strada e la vide dal vetro. Entrò, le si sedette di fronte e disse: “Perché un uomo come me dovrebbe essere d’interesse per una donna meravigliosa come te?”. A quel punto lei semplicemente rispose: “PERCHE’ NO?”.

Wooow che risposta!!! Mi spiazzò!! Perché no?, due semplici paroline che messe insieme generano un potere incredibile. La risposta giusta a tutte quelle volte che rispondiamo “NO” a prescindere, per timore di chissà cosa.

Il programma lo avrei chiamato “perché no?”, era deciso. Però … in italiano … Ma no, mettiamolo in inglese che fa figo: WHY NOT?! Tutto un altro passo! Di un’altra categoria, come si dice a Milano.

Utilizzando come mantra “Why Not?!” iniziai a contattare i miei conoscenti. Le loro risposte positive ed entusiaste mi diedero la forza per iniziare a parlarne in giro e sopravvivere agli sguardi straniti di amici e parenti per l’ennesimo volo pindarico architettato dalla mia folle immaginazione. Più avanti mi ricordai di Gaia, conosciuta al corso di speaker radiofonico, proprio a Okradio. Gliene parlai e fu entusiasta di salire a bordo.

Oggi il programma cresce di puntata in puntata ed io con lui. Le persone attorno a me sono curiose di sapere come sta andando, quali saranno gli ospiti futuri e questo non può che farmi un immenso piacere.

Non so dove mi porterà Why Not?!, ma è proprio questo è il bello. Nel frattempo … mi godo il viaggio

Paolo

 

 

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