29
Nov
2016

Referendum del 4 dicembre: sì o no? Ecco cosa cambierebbe

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Il 4 dicembre il popolo italiano è chiamato alle urne per votare al referendum costituzionale per accettare o respingere la riforma proposta dal premier Matteo Renzi e dal ministro Maria Elena Boschi.
Due unici schieramenti, o o no. renzi-si-no
Non sarà necessario raggiungere il quorum: infatti la riforma entrerà in vigore, o meno, con qualsiasi percentuale di votanti. Urne aperte dalle 7 alle 23.

Si avrà la possibilità di effettuare alcuni cambiamenti in ambito costitutivo.
Se vincerà il “sì”, sarà possibile modificare 36 articoli (sui 139 totali) della Costituzione.

– Il Senato è oggi costituito da 320 membri, di cui 315 eletti dai cittadini e altri 5 di diritto e a vita.
Votando il “sì” si permetterebbe di ridurre questo numero a 100 con un nuovo Senato così composto: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 nominati dal Presidente della Repubblica.

– I senatori attualmente sono possessori sia di immunità sia di indennità.
La vittoria del “sì” permetterebbe di eliminare l’indennità, eccezion fatta per i rimborsi (che rimarranno), mentre sarà confermata l’immunità, anche per i nuovi consiglieri regionali eletti.

– Per formare le leggi l’iter a oggi è il seguente: le leggi devono essere approvate nello stesso testo da entrambe le camere (la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica).
Se gli italiani premieranno il “sì” il percorso si semplificherà in quanto la Camera discute e approva le leggi mentre il Senato avrà 10 giorni per chiedere di esaminarle (15 giorni in caso di legge di Bilancio) e 30 per proporre modifiche. Inoltre la Camera può dare il via libera senza accogliere le indicazioni del Senato.
Va ricordato che il bicameralismo paritario resta per leggi costituzionali, rapporti con l’UE ed enti locali.

– Oggi il Presidente della Repubblica viene eletto da 630 deputati, 315 senatori e 54 delegati regionali. Per essere eletto serve il raggiungimento della maggioranza dei 2/3, maggioranza assoluta al 3° scrutinio.
Il “sì” permetterebbe la sua elezione tramite il voto dei 100 senatori e di 630 deputati. Il risultato prevede la maggioranza di 2/3 dei componenti, maggioranza di 3/5 dei componenti dal 4° scrutinio, maggioranza di 3/5 dei componenti dal 7° scrutinio.

– Le Regioni, oltre a quelli esclusivi, hanno poteri che condividono con lo Stato.
La vittoria del “sì” farebbe sparire i poteri condivisi che così saranno suddivisi: allo Stato passeranno energia, commercio con l’estero, professioni, ordinamento sportivo, comunicazioni, previdenza integrativa, sicurezza del lavoro, ricerca scientifica, sicurezza alimentare, protezione civile, porti e aeroporti, grandi reti di trasporto;
Le Regioni manterranno, invece, i servizi alle imprese, promozione sviluppo locale, organizzazione dei servizi sanitari, servizi scolastici, formazione professionale, promozione ambientale, valorizzazione del turismo, pianificazione territoriale, minoranze linguistiche.

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