29
Apr
2013

Sergio Garavaglia interrogato per mafia? La replica dell’ex sindaco ossonese

Sergio Garavaglia

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di Sergio Garavaglia di Ossona. Di tale lettera abbiamo omesso solo l’ultima parte perché il contenuto è diretto ad un settimanale locale della nostra zona:

 

Questa mattina mi sono svegliato mafioso. È domenica, e al termine della messa vado a bere il mio solito caffè al bar, ma una locandina che campeggia fuori dall’edicola cattura la mia attenzione: “Interrogato due volte Sergio Garavaglia per mafia”. Non passa molto che mi telefona un amico di Magenta: “Sergio, sai  che a Magenta fuori dalle edicole c’è scritto “Andrangheta: interrogato Prof del Liceo scientifico di Magenta” ? Ho comprato il settimanale. Quello lì sei tu. Cosa hai combinato?”.

Cosa ho combinato… non lo so, pensavo nulla. Nell’indagine sull’ex assessore Regionale Zambetti, rilasciato in questi giorni e accusato di aver comperato voti da taluni sedicenti mafiosi, sono stato in effetti chiamato dai  carabinieri (non in questi giorni ma nell’ottobre 2012) che mi hanno chiesto di presentarmi, senza alcun mandato di comparizione ma solo con una telefonata informale, per avere informazioni sui voti presi da Zambetti nel Magentino e su come avevo organizzato la sua campagna elettorale. Per far capire l’informalità del colloquio, per quanto ogni colloquio con i carabinieri abbia valore investigativo, l’incontro è stato concordato con tranquillità durante un giorno libero dal lavoro. Idem per il secondo incontro, a dicembre, quando mi sono state mostrate diverse fotografie di persone totalmente sconosciute e quando ho ricostruito l’organigramma dei referenti della Democrazia Cristiana per le autonomie fondata da Rotondi e Zambetti, nonché sull’elezione di Teresa Costantino al Consiglio comunale di Sedriano: quindi, le mie testimonianze dovevano servire per far luce su alcune zone d’ombra difficilmente comprensibili per chi non conosce come si raccoglie in provincia il consenso su un candidato. Tra l’altro, parliamo di una campagna andata maluccio visto che abbiamo ottenuto da noi un consenso in netto calo rispetto alle elezioni Regionali del 2005 con anche allora Zambetti candidato, (allora UDC nel 2010 nella  PdL). Ho fatto presente che già dal Settembre del 2010 le nostre strade, pur conservando l’amicizia personale, si erano politicamente divise. Avevo preferito rimanere con l’allora Ministro Rotondi ed in Lombardia convergere su un altro candidato, più giovane e rampante.

Ci voleva un giornaletto locale diretto da un insensato per sbattermi oggi sulla pubblica gogna come mafioso. Ma come si permette questo personaggio di insultare la mia dignità? Io sono un uomo delle istituzioni. Sono dirigente  Anci da 10 anni. Ho fatto il sindaco nel mio paese per altri 9 anni. Ho una carriera professionale di ben 32 anni, intonsa e senza alcun richiamo, nel settore pubblico come docente di Religione. Non ho mai preso né denunce nè condanne nè tantomeno querele (a differenza del giornalista di cui sto parlando). Nei processi civili ho sempre vinto tutte le cause per i miei comportamenti coerenti e rispettosi delle norme e sono altresì decorato con medaglia d’oro e diploma di benemerenza ed insignito della rosa camuna per essermi distinto nel terremoto dell’Irpinia. Non lo dico con vanto, lo dico per ripristinare la mia dignità vilipesa.  Ho sempre combattuto l’illegalità e non so cosa sia la mafia. Qual è il problema? Avere amici meridionali, come tante volte mi è stato detto a Ossona? Meridionale uguale mafioso? I miei amici, del Nord o del Sud, sono tutti gran lavoratori e brave persone. Io sono Lombardo doc da sempre ed è difficile immaginarmi financo malavitoso figuriamoci associato a congrega di sorta. Non prenderò le distanze da Domenico Zambetti solo perché è stato in carcere: se ha sbagliato paga e pagherà, se le accuse fossero vere rimarrei molto deluso, ma ciò non deve inficiare il fatto che, a livello personale, ho avuto ottimi rapporti con Zambetti e non sono stato mai, ripeto MAI, coinvolto in alcun giro di delinquenza organizzata. Ecco perché penso che questo nuovo modo di fare giornalismo sia assurdo, deleterio e cattivo. Il mio nome è stato accostato alla mafia: non intendo tollerarlo nè accetterò essere messo alla gogna solo perché i politici che furono di mio riferimento hanno sbagliato. Non ho mai tratto vantaggi nè guadagnato alcunché dal rapporto con Zambetti, lo ribadirò finché sarà necessario.

E però, siccome ho una famiglia e un lavoro da tutelare, ritengo assurdo trasformare due incontri informativi con i carabinieri in due interrogatori per mafia. Le querele si fanno e non si annunciano e, siccome non ho intenzione di perdere tempo ed impegnare soldi in questa “guerra”, non credo mi muoverò per vie legali.

Sergio Garavaglia

 

 

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